Della mia carcerazione
mi fa schifo tutto:
gli abiti che ho indossato,
i piatti in cui ho mangiato,
il letto in cui ho dormito,
persino i soldi che ho guadagnato.
Agli amici non posso
donare nulla: tutto è
contaminato, passato, tabù.
La storia forse tollera male
le fughe precipitose,
gli occultamenti delle prove,
l’oblio in generale.
Ma alla memoria chiedo soltanto
di conservarmi la paura:
per vivere mi basta
avere fame
e conoscere l’odore
del marcio.