Esausto, la pelle tenera assottigliata in trasparenza, o forse più che altro insofferente, semplicemente stanco guarda in là, la testa girata di tre quarti, tanto che è difficile intercettarne le pupille. Appena sotto la sigaretta il bordo di una manica invita, GUESS, incolla intanto una parola all’altra, flusso d’informazione minuta, artigianato del tuttigiorni riferito in accuratezza, con voce pacata anche dove s’impenna l’impazienza. Appoggiata al suo braccio una fronte, femminile, ma lievemente, da esterna, inevitabilmente come sporgersi in avanti verso la scena nel buio del teatro, che come sappiamo non è luogo adatto per recitare la commedia. Volendo, anche una gelataia gentile come il suo aspetto non è, smentita accorta ai soliti partiti presi autoinstallanti, elogio riuscito alla naturalità degli ingredienti nonostante, proprio sotto il suo naso, il fumo nuoccia gravemente alla salute. Lo diresti un volatile, mezzo fuori e mezzo dentro, in apparenza versatile e dunque tale, con riserva di proiezione. Da una lista di parole a caso avresti libri, mangiare, casa, sonno, lavoro, fine settimana, more uxorio fra parentesi, quasi un’eco. E’ il tipo che intraprende, anche nel bloccare moti troppo ampi, un controllo a lacci lenti, loose, come una resa giudiziosa alla prudenza, refrattaria allo spreco, soprattutto di vita, senza alcuna avarizia. Cercando dietro probabilmente lo mancheresti, per niente facile ma senza allusione al mistero, un’abbondanza che si dipinge patologica e chiama sé stessa schizofrenia, quando tu hai già messo in conto ben altro – non ti viene da rigirare il coltello nella piaga, semmai ti offri casella postale per accogliere effusioni gratuite, il residuo che trabocca ai bordi e si espande sui lati. Stai a lato. Stai a fianco, distesa su un lembo di mora, non di attesa, sorbisci il tuo frappè a sorsate lente, ti viene offerto per questo.