Quando il Santo decise che era ora venire al mondo era mattina presto, e sua madre dormiva nella penombra verdognola dell’alba d’estate, tra lenzuola sudaticce. Il giorno era quello in cui, secondo i calcoli effettuati sulla base di raffinati strumenti matematici, le congiunzioni astrali si sarebbero articolate nel giusto assetto per fornire al nascituro un adeguato tema natale. Nel tentativo di opporre una resistenza narcotica ai dolori che prendevano forma nel suo utero, simili a quelli di una gigantesca mestruazione, la Donna Senza Abitudini percorreva, tra fantasia e sogno, le immagini di quella che stava per diventare una delle giornate più memorabili della sua vita.
Immaginava di dare alla luce il Santo accovacciata in qualche anfratto di foresta, tra petali e frasche, emettendo gutturali versi di compiacimento solitario, come un animale. O come pensava che partorissero gli animali nella foresta, ché di fatto non lo sapeva. Sporgendosi dal letto infilò nel lettore un cd di cori tribali, che le pareva fossero il naturale completamento delle sue fantasie, e cominciò a contare mentalmente i secondi che separavano una contrazione dall’altra.
Nel corso degli ultimi nove mesi, il suo corpo si era trasformato secondo le esigenze dettate dal feto. La madre aveva la sensazione che quella creatura che stava per nascere si fosse formata da sé, e che la minuscola iniziativa che aveva dato l’avvio a tutto il processo di formazione e crescita fosse stata un contributo del tutto irrisorio rispetto alla potenza con la quale poi si era dispiegato. Membrane e tessuti, organi e denti, ciglia, peli, capelli e ossa si erano costituiti per conto loro, attingendo con grazia alle risorse del suo corpo, senza infliggergli nessuna sofferenza. Lei gli era grata per questo. A volte, durante la gravidanza, aveva constatato atterrita di non avere alcuna reale possibilità di fuga da quella creazione che stava prendendo forma dentro di lei. Sarebbe stato come fuggire da sé stessa, una possibilità praticabile quanto un’amputazione, qualcosa di inconcepibile, incompatibile con qualunque istinto di autopreservazione. Questa scoperta aveva costituito il primo nucleo del suo pensiero sulle differenze fra i sessi. Ecco cosa significava essere donna: non potere fare a meno di esserci. Con tutto ciò che ne conseguiva.
Nel giro di un paio d’ore i rilevamenti assunsero una consistenza più scientifica, grazie all’allestimento di una postazione telematica sulla quale il padre annotava pedissequamente gli intervalli di tempo fra le contrazioni, insieme a descrizioni cronachistiche delle posizioni assunte via via dalla gestante. Un modo come un altro per sentirsi partecipe di ciò che stava accadendo.
Il travaglio non è necessariamente un’esperienza dolorosa. La madre e il bambino riuscivano a trovare un accordo compatibile con il bisogno di lei di riposarsi di tanto in tanto. Stendendosi su un fianco riusciva ad allentare l’intensità delle sensazioni e a rallentare il ritmo della corsa verso la nascita. Voleva godersi gli ultimi momenti di questa intimità corporea con suo figlio, prima che lui incominciasse a vivere da sé. Non erano mai stati una cosa sola, questo lui glielo aveva fatto capire chiaramente, vivendo la sua esistenza di embrione e di feto con un’energia tutta sua, che non aveva nulla a che fare con la lentezza pigra e incoerente di sua madre. Avrebbe avuto bisogni e desideri, e poi anche pensieri, diversi da quelli di lei. Avrebbe avuto delle abitudini, che lei era determinata ad inventarsi, per potergliele dare.
La dilatazione era già completa quando si decisero a chiamare l’ostetrica. Un ferro da calza spianò la via al piccolo in uno scroscio di liquido amniotico. La radio trasmetteva Jannacci e intorno a loro non c’era altro rumore che i lamenti urlati di lei. Con una spinta che sembrò smontarle le giunture il Santo si fece strada tra le sue gambe, atterrando con un salto improvviso su un lenzuolo candido. Si prese il tempo di respirare, con un vagito mite, appena udibile. Doveva essere molto stanco. Nei suoi occhi sua madre trovò una punta di timidezza. Si presentò, e se lo mise nel letto. E mentre lui si addormentava, capì che una madre resta per sempre in stato di veglia.
no comments???
qui ci sono un paio di frasi, non potendo proprio definirle *lapidarie*, dico …sono verità INCONFUTABILI.
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Ecco cosa significava essere donna: non potere fare a meno di esserci
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capì che una madre resta per sempre in stato di veglia.
Sì, ecco, questo articolo ha avuto diversi commenti, ma per altre vie ;)