Strega

Guardo mio figlio di sbieco, quasi spiando

il suo sguardo assorto in qualcos’altro, cose del suo mondo

che conosco solo in parte.

I genitori sanno i figli come un pianista la tastiera;

comprenderne la musica è tutta un’altra storia.

Io sono quella che deve insegnare

e mi arrovello, cercando il modo

di esserti complice nei passi falsi,

una rete lenta, che si tenda fino al fondo

e ti riporti su.

Mi sono fatta

grande e spaventosa, per ricavarti un raggio

di azione indisturbata, ho fatto la voce grossa,

da leonessa, più che per me stessa;

quella che ti fa sobbalzare,

che mi fa temere.

Prima di dormire

mi scruti attentamente,

in fondo pensi

che anch’io potrei essere una strega.

E se lo sono

ti rendo un buon servizio, ti ho svelato il trucco

e stai dalla mia parte.

One Response

  1. Azz Giorgia, quello che mi dici mi colpisce. Effettivamente anche io ho avuto simili stati d’animo. Che non saprei catalogare se come positivi o negativi. Forse sono il sintomo caratteristico della genitorialità.

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